Big Data e Tecnologie al servizio dell’emergenza Coronavirus

È stata la stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a richiamare i governi: 

la chiusura di attività, scuole e aziende, il cosiddetto lockdown, da sola non basta. 

“Non abbiamo visto un incremento sufficientemente urgente di test, isolamento e tracciamento dei contatti, che è la spina dorsale della risposta a Covid-19”, ha dichiarato il direttore generale dell’autorità, Tedros Adhamon Ghebreyesus.

E allora cosa e come fare?

Una cosa la possiamo fare: utilizzare i Big Data.

Già avevamo visto Google fornire i dati da Maps ai vari governi per tracciare gli spostamenti dei cittadini.

E’ nata una task Force di esperti lavorerà spalla a spalla con il governo per sfruttare big data e tecnologie nell’emergenza coronavirus. Tale squadra ha già un dossier da studiare: un’analisi basata su un set di dati fornito da Facebook all’università di Pavia.

 

UNIVERSITA’ DI PAVIA

Stefano Denicolai è docente di Innovation Management al Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Pavia. E’ uno dei settantaquattro esperti chiamati nella task force multidisciplinare istituita dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano.
Obiettivo: «individuare e valutare soluzioni tecnologiche data driven per supportare il Governo e gli altri pubblici decisori nella definizione di politiche di contenimento del contagio da Covid-19». 

Denicolai fa parte parte del gruppo di lavoro numero 4 e si occuperà in particolare di

«metodi innovativi e modelli statistici sulla base dell’analisi di dati provenienti dal web, nonché all’analisi e studio di strumenti, metodi, e modelli per l’analisi del contagio virale e informativo e relativo impatto socio-economico attraverso tecniche di data e network science».

In particolare le piattaforme analizzate saranno: Facebook, Twitter, Google, Chatbot e altri sistemi AI-based, etc.

Gli esperti scelti da Ministero della Salute, ISS, OMS, Garante delle comunicazioni e Garante della privacy, si occuperanno inoltre di telemedicina, di intelligenza artificiale e dei profili giuridici della gestione dei dati connessa all’emergenza.

 

FACEBOOK: DATA FOR GOOD

Dunque tra i primi dati analizzati sicuramente ci sono quelli di Facebook. 

Il social network ha fornito informazioni aggregate e anonimizzate all’università di Pavia, che ha elaborato alcune proiezioni. Lo scambio è avvenuto all’interno del programma Data for Good, sponsorizzato dallo stesso patron dell’azienda, Mark Zuckerberg, tra le iniziative di contrasto al contagio. 

Menlo Park ha messo a disposizione data set utili alle università per studiare la diffusione del coronavirus. Tali data set comprendono “dati sulla mobilità e mappe sulla densità della popolazione”

Il programma aggrega dati pubblici e non solo in mano a ricercatori sanitari e organizzazioni non-profit, che hanno sottoscritto con il colosso dei social network accordi per la licenza. 

In Italia , tra quelli pubblici ci sono mappe ad alta risoluzione della densità della popolazione, ottenute integrando statistiche dei censimenti e immagini satellitari, e i flussi di post pubblici sul Covid-19, diffusi su gruppi e pagine Facebook e da alcuni account di Instagram. 

Ai ricercatori sanitari dell’università di Pavia sono stati consegnati dati aggregati sulla mobilità attraverso un programma di mappe per la prevenzione delle malattie. I ricercatori sono stati messi in contatto con la piattaforma all’inizio di marzo dal Ministero dell’Innovazione.

 

LA PRIVACY

Quando si parla di dati e informazioni ovviamente si parla anche di riservatezza.

Infatti è proprio la delicatezza delle informazioni utili per fare contact tracing (non solo quelle sanitarie) ad aver allarmato sui rischi di violazioni del diritto alla riservatezza.

Lo European data protection board (Edpb), l’organismo che vigila sulla tutela delle informazioni nel vecchio continente, lo ha ribadito di recente. Il regolamento generale europeo per la protezione dei dati (Gdpr) ammette un allentamento delle briglie in casi di gravi emergenze sanitarie, com’è la pandemia da coronavirus, per esempio omettendo la classica informativa sull’uso.

Tuttavia se si usano i dati delle comunicazioni elettroniche per tracciare gli spostamenti di una persona, questi devono essere usati in forma anonima e aggregata. Ad esempio per produrre mappe aggregate sulla concentrazione degli smartphone, per misurare l’affollamento di focolai del contagio o individuare assembramenti. E se tali dati devono essere utilizzati non in forma anonima?

L’Edpb parla chiaro. Prima di adoperarli, un governo deve dotarsi non solo di leggi ad hoc, ma anche di strumenti di controllo sull’uso che ne viene fatto (per esempio per consentire ad una persona di fare ricorso)

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