Coronavirus: l’opportunità in Italia del digitale

 

Zone Rosse perimetrate, scuole chiuse, scaffali dei supermercati completamente vuoti.

Il contatto umano è rischioso. Tutti a casa.

Aumentano i giorni di quarantena, aumentano i contagi, ma aumenta pure la perdita dei consumi in Italia (Confesercenti stima circa 3,9 miliardi di euro)

Milano, il centro della finanza italiana, dove ha sede la borsa, dove la maggior parte di aziende italiane e straniere hanno sede, si blocca a tempo indeterminato.

Il CoronaVirus sta costando caro a tutti: uomini, donne, medici, ricercatori e anche all’economia!

Ma c’è una soluzione!

Una soluzione che, fino ad ora gli italiani, hanno sempre guardato con occhio critico:

LO SMART WORKING!

Come dichiarato dal “Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020”, si istituisce tale modalità di lavoro nelle zone di Contagio del Covid19.

Ma che cosa è questa strana forma di lavoro?

Lo Smart Working è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali. Tale modalità si struttura e si organizza per fasi, cicli e obiettivi, e si stabilisce mediante un accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

In Italia poche aziende, prima del Contagio e dunque della necessità, aderivano a tale formula lavorativa. In Italia si è abituati a timbrare il cartellino, a scambiare due chiacchiere con il collega e a sedere su una scrivania nella sede operativa della propria azienda. Insomma la soluzione digitale è ancora troppo lontana. O almeno lo era!

Ilaria Capua, virologa e ex politica italiana, in questi giorni di fervente attività organizzativa, ha promosso la didattica da remoto e il telelavoro insieme a Stefano Quintarelli, presidente di Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale, e il suo team.

«Cerchiamo di trasformare questa emergenza in un’opportunità per far avanzare il Paese. L’Italia deve creare un sistema che permetta a studenti di ogni ordine e grado di seguire le lezioni anche da remoto. Se dovessero chiudere le scuole in luoghi disagiati che magari hanno ancora Windows 1, il Paese deve essere in grado di far studiare gli studenti. Deve implementare il telelavoro come succede in tutti i Paesi occidentali e iniziare a misurare le persone, non in base alle ore trascorse in ufficio, ma sulla base degli obiettivi che riescono a raggiungere».

Così spiega nell’intervista fatta dalla rivista Milionaire.

Insomma questo nuovo virus, che sembrerebbe fermare l’italia, potrebbe essere il punto di svolta della nostra mentalità.

Con il Coronavirus in giro rischiamo tutti di diventare portatori sani…… di innovazione digitale!

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