Fake News: ora basta!

Oggigiorno bisogna stare attenti anche all’informazione.

Infatti, da quando l’informazione e la comunicazione digitale sono divenute il centro delle nostre vite, risiede in noi la paura costante di incontrare un animale mitologico, nonché difficilissimo da scovare che dilania il mondo del web: le fake news.

Fake news è una locuzione inglese entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo e sta a designare un informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero.

Tale informazione è divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione.

I social Network da quando esistono hanno sempre cercato di combattere la divulgazione delle fake news e rendere il web un posto “vero”.

L’emergenza sanitaria, che abbiamo appena superato, ha permesso al web e non solo, di inondarsi di fake news. Di qui l’ingegnosità di alcune piattaforme di arrestare almeno in parte la propagazione di tali notizie non veritiere.

WHATSAPP

La condivisione di spam, catene e fake news su Whatsapp è stata da sempre uno dei principali problemi a cui gli sviluppatori non hanno saputo mai dare un vero e proprio freno. In questi difficili mesi, nel quale il mondo intero sta combattendo contro il Coronavirus, il fenomeno si è acuito.

Gli addetti ai lavori però starebbero mettendo a punto un aggiornamento che permetterebbe alle prossime versioni delle chat di WA un nuovo limite per la condivisione di messaggi.

L’aggiornamento permetterà ad ogni account di condividere un determinato messaggio con un solo contatto alla volta.

Attualmente ad ogni utenti è concesso inviare uno stesso messaggio a 5 contatti per volta. Nonostante non vi sia un vero e proprio divieto, l’invio massiccio di uno stesso messaggio sarebbe reso molto più complesso.

FACEBOOK

Il codice

Il Social mette in campo una serie di strumenti e iniziative per combattere la disinformazione e contribuire ad aumentare la consapevolrzza degli utenti.

Il social Blu è parte dei firmatari del “Codice di buone pratiche sulla disinformazione”

promosso dalla commissione Europea nel 2018 e ha assunto oltre 35.000 persone che si occupano di sicurezza della piattaforma.

Ma l’impegno profuso rischia di non bastare se le aziende sono lasciate sole ad affrontare dilemmi etici e sociali complessi, decidendo ciò che può restare sulla piattaforma e ciò che deve essere rimosso.

Ecco perchè Facebook auspica da tempo lo sviluppo di nuovi quadri normativi in merito alla gestione dei contenuti dannosi online.

“Preservare tale equilibrio è necessario al fine di proteggere la libertà e apertura di internet e assicurare che tale dibattito sia condiviso, sarà essenziale per definire il carattere della rete per i decenni a venire” puntualizza il social

L’azione

L’azione di Facebook si fonda sul presupposto che non tutti i contenuti vadano rimossi ma che, per alcune tipologie di contenuti, vadano strutturati interventi differenti come la diminuzione della distribuzione della visibilità.

Infatti per combattere il fenomeno delle fake news, il social promuove un approccio differenziato che si basa su tre pilastri: rimozione, riduzione ed informazione.

Per combattere il primo pilastro, si rimuovono tutti i contenuti illegali segnalati da un giudice o da un’autorità competente. Dunque si eliminano tutti i contenuti di disinformazione che violano gli Standard della Comunità ovvero l’insieme delle regole costantemente  aggiornate che definisce cosa può e non può essere condiviso sulla piattaforma.

Un’altra fonte di diffusione sono i profili falsi, la cui creazione e uso sono contrari alle policy.

Tra gennaio e Marzo 2020 sono stati eliminati oltre 1,7 miliardi di account falsi, il 99% prima ancora che arrivassero sulla piattaforma.

Facebook inoltre agisce eliminando i contenuti che potrebbero creare danni e conseguenze per l’incolumità delle persone.

Durante l’emergenza Covid-19, sono state rimosse informazioni false, affermazioni o teorie complottistiche, segnalate dalle principali organizzazioni sanitarie mondiali e dalle autorità sanitarie locali, che potevano causare danni alla vita o alla salute delle persone.

 

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