Tiktok sotto inchiesta: non proprio un gioco da ragazzi

Nato dalla fusione con Musical.ly, Tik Tok è ormai la piattaforma del momento. Parliamo della piattaforma per la creazione e condivisione di video di breve durata direttamente da mobile che ha ormai contagiato tutti. Non solo gli utenti più giovani, ma, come si vede in questi giorni, anche quelli più adulti.

TikTok è oggi in oltre 150 Paesi e tradotta in ben 75 lingue ed è diventata, in pochissimo tempo, la piattaforma preferita per chi vuole esprimersi attraverso brevi contenuti video, della durata di 15 secondi, direttamente dal proprio smartphone. A livello globale, conta già quasi 1 miliardo di utenti ed è risultata essere l’app più scaricata in assoluto.

Anche in Italia ha fatto gran successo l’app. Talmente tanto successo che l’app cinese è riuscita ad entrare nel Nostro Paese oltrepassando i controlli.

L’INCHIESTA

E’ per questo motivo che l’Agenzia per l’Informazione e la Sicurezza Esterna (Aise) e il Dipartimento dell’Informazione per la Sicurezza (Dis), su richiesta del Copasir condurranno un’indagine sul social network cinese Tik Tok.

«Pechino ci dica cosa fa dei dati» annuncia il Presidente del Copasir.

Il Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, dichiara che il problema è più grande di quello che sembra. Vi è in gioco «la sicurezza dei nostri dati, intesa come Paese, che finiscono nella disponibilità del governo cinese visti gli accordi che ha con TikTok. Dunque non si tratta di una banale questione di privacy».

D’altronde il compito del Copasir è quello di verificare in modo sistematico e continuativo che l’attività del Sistema di informazione per la sicurezza si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi, nell’esclusivo interesse e per la difesa della Repubblica e delle sue istituzioni. Per l’esercizio di  questo compito, la legge ha attribuito al Comitato incisivi poteri di controllo e funzioni consultive.

LE MOTIVAZIONI

La preoccupazione del Presidente Volpi è scaturita da due motivazioni:

  1. l’app non è nuova a falle dell’infrastruttura che la rendono vulnerabile agli hacker 
  2. TikTok è cinese ed è “tenuta a riferire al governo i dati degli iscritti: foto e video finiscono in un database a disposizione della autorità politiche”, il tutto sulla base della legge sull’intelligence cinese approvata a metà 2017, la cosiddetta National Intelligence Law.

A inizio dicembre, lo stesso Volpi aveva spiegato di trovare inquietante «la profilatura dei dati del cliente». Adesso anche in Occidente e in Italia è approdato TikTok, «è di produzione cinese come app e i giovani la utilizzano ma è stata inventata dal governo cinese per la profilatura dei giovani cinesi».

I PRIMI PASSI…

I primi a muoversi sono stati gli Stati Uniti, il cui esercito ha vietato l’uso di TikTok ai propri soldati considerando il social una cyber-minaccia.

La scelta di una task force dell’Unione Europea per approfondire e analizzare un po’ di più TikTok è una buona soluzione e serve da modello anche per i futuri social network. 

In Italia la proposta arriva  dal Garante per la Privacy, figura che rivestirà un ruolo sempre più centrale nella risposta alle minacce del mondo digitale.

Come è noto TikTok punta a una “fascia acerba”, vulnerabile e fortemente esposta. Ma il problema in questo caso non si pone solo per il delicatissimo ruolo politico della tutela dei minori, bensì per la mole di dati che potrebbero finire in “mani sbagliate”, o meglio in server sbagliati. Il social network in questione fa capo a Pechino e la Cina in materia di trattamento dati e giurisprudenza 2.0 non è proprio al primo posto su scala mondiale, tutt’altro.

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